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Non si vota giusto ‘sto giro?
Signor Giorgio Napolitano,
le scrivo per esprimerle il mio più profondo rammarico in seguito al linciaggio che il Senato della Repubblica ha perpetrato nei confronti del fisico Luciano Maiani, allontanando i tempi della sua elezione a presidente del CNR in quanto firmatario della storica lettera al Rettore della Sapienza (Rettore, tra l’altro, indagato per nepotismo).
Questo è un chiaro tentativo di intimidazione verso tutti gli intellettuali che esprimono per iscritto il loro disaccordo nei confronti del Papa.
Questo è il suo ennesimo silenzio così colpevolmente docile nei confronti di chi mette a repentaglio la libertà e la dignità dei cittadini Italiani, anche i più illustri, nel nostro paese.
Da oggi in poi, ogni sua preoccupazione sulla fuga di cervelli dall’Italia risulterà a tutti gli Italiani una palese impertinenza. Cos’altro dovrebbe fare una persona che dedica la sua vita non a Dio o al Papa, ma agli studi? Andare via dall’Italia. Questo resta. E la responsabilità è vostra. Il caso di Luciano Maiani ne è la prova.
Le istituzioni italiane sono responsabili di un grave rischio: non tanto quello di pedere di vista il primato della laicità in Italia, piuttosto quello di perdere di vista lo Stato Italiano tout court. Ormai tutti i nostri politici sono invitati dal Papa e dai Cardinali ai quali si inginocchiano, baciano le mani e danno rassicurazioni sui programmi politici. Forse così si mantengono buoni rapporti con le istituzioni vaticane. Ma di certo non è così che si governa una nazione. Fin troppe volte mi sono vergognato delle mie istituzioni. Ma dopo il caso Maiani, sono preoccupato. Tutte le istituzioni italiane hanno paura della Chiesa. E’ questo che appare, lampante, agli occhi di ogni italiano: cattolico o laico, religioso oppure ateo, maschi o femmine che siano. Voi umiliate la nostra cittadinanza.
In particolare, è mio preciso dovere farle sapere che non ha mai avuto, e tanto meno lo avrà in futuro, il permesso di chiedere scusa al Papa in mio nome. Perché lei non ha il diritto di fare della mia cittadinanza, della mia dignità e del mio senso delle istituzioni quello che vuole.
La prossima volta, se proprio vorrà chiedere scusa al Papa, la prego di esprimere le scuse di tutti gli italiani tranne che di Gian Mario Felicetti. O, più verosimilmente chieda scusa da parte di tanti italiani. Ma non mi consideri, mai e per ne ssun motivo, un Italiano che chiede scusa al Papa.
Piuttosto è lui che dovrebbe scusarsi con gli Italiani e con le nostre istituzioni, nei confronti delle quali interferisce in continuazione, destabilizzando il clima politico e rendendo peggiore la vita di tanti cittadini che hanno bisogno di demorazia e diritti civili.
Le scrivo questa lettera spigolosa e quasi molesta perché quando le istituzioni ritroveranno il loro orgoglio, io ritroverò la dignità della mia cittadinanza, oggi tradita.
Cordiali saluti, ma soprattutto: coraggio. Faccia vedere che lei è Italiano e che ama l’Italia più della Chiesa.
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GayMarche vi segnala il link per accedere alla petizione relativa alla querelle vaticana.
Esprimete solidarietà ai professori della Sapienza di Roma che si sono opposti ad una inopportuna visita del papa:
http://www.Petition
dalla mailing-list di Arcigay Pesaro del 4 novembre 2007
Sono i giorni dell’emozione suscitata dall’assassinio di Giovanna Reggiani. E’ domenica e la mia capacità di attenzione è sonnacchiosa e fluttuante quando viene attratta improvvisamente da uno spezzone di notizia del TG2 delle ore 13 del 4 novembre: Casini e Veltroni fanno vista al campo rom di Roma, non ricordo quale ne sia la localizzazione.
Sto armeggiando in cucina per preparare da mangiare ma mi volto di scatto per vedere come si svolga questa “visita”. Con mia sorpresa e disgusto constato che Casini e Veltroni non hanno per nulla “visitato” il campo ma ne sono rimasti a debita distanza, osservandolo da un cavalcavia, quindi da sopra e a una distanza “di sicurezza” in modo da scongiurare qualsiasi incontro con esseri umani, diciamo, sgraditi. Quella è stata la loro cosiddetta “visita”. La distanza minima dal campo poteva essere in linea d’aria di cento metri in orizzontale e una ventina di metri in verticale. Una distanza che scongiurasse qualsiasi possibilità di incrociare lo sguardo dell’Altro.
Si fosse trattato di qualunque altra comunità o gruppo o classe di cittadini, si sarebbero avvicinati e avrebbero interagito con questi. Li avrebbero salutati, ascoltati. Si sarebbero fatti belli davanti alle telecamere mostrando, accanto alla messa in piega, tutta la loro disponibilità ad ascoltare i problemi degli altri, anche degli umili, perfino (a volte) degli oppressi. Di tutti coloro insomma che semplicemente in quel frangente hanno una difficoltà, siano essi operai di una fabbrica in cassa integrazione, imprenditori che hanno subito un incendio doloso, madri di famiglia di un quartiere con le fogne intasate, eccetera.
Quando si va a trovare qualcuno si bussa alla sua porta: toctoc, è permesso? Anche quando la sua casa è abusiva. Un essere umano può essere temporaneamente abusivo lì, in quel posto dove ha costruito la sua casa, non è mica abusivo come abitante della terra. Sbaglio?
Per i rom, no, questo non vale. A un campo rom ci si avvicina quel tanto che basta da non obbligare all’incontro, all’ascolto, al riconoscimento, da non costringere a dare risposta all’imperativo morale di dare dignità all’Altro, guardandolo semplicemente negli occhi.
Per i rom lo “sguardo amministrativo” satura (per così dire) la questione. Non rimane alcun aspetto da considerare. Contabilità chiusa a pareggio. Tanto dare, tanto avere.
Eppure Casini non perde occasione di dire quanto è buono, quanto è cristiano e quanto vorrebbe, anche attraverso le leggi, rendere tutti gli altri italiani migliori e più cristiani… facendoli simili a lui, non è vero?.
Bisogna che qualcuno dica a Casini (senza troppo schiamazzo, sottovoce e facendo attenzione che lo shock non gli procuri un infarto) che Gesù è nato in mezzo ai ladri, e non perché ci è capitato per caso, ma perché li ha scelti.
I rom, come tutte le classi di esseri umani “inferiori”, non possono essere soggetti da incontrare e guardare negli occhi, né tantomeno soggetti degni di essere ascoltati. Possono solo essere sbirciati da una distanza che sia tale da scongiurare il pericolo di riconoscere in quegli occhi un altro essere umano. Solo così, scongiurando quella eventualità così terribile perché ci pone di fronte, senza possibilità di sfuggire, alla nostra natura (o non-natura) etica, l’Altro può diventare oggetto di provvedimenti amministrativi e di deportazioni.
E’ questo il meccanismo che ha prodotto Auschwitz, dove, ricordiamolo, non era all’opera una banda di delinquenti ma onesti cittadini comuni addestrati al disprezzo dell’altro facendo della fuga dall’imperativo etico dell’incontro con i suoi occhi un’abitudine acquisita e giustificata dal “senso comune di come vanno le cose”.
La morte, ad Auschwitz, non era nient’altro che un provvedimento amministrativo, un adempimento burocratico. Chi lavorava nell’amministrazione non era un criminale ma una brava persona che tornata a casa dopo l’orario di lavoro accarezzava i bambini prima della buona notte e si accertava che avessero portato il cane a fare la pipì. A questo si arriva quando gli esseri umani delegano la responsabilità etica personale a un’autorità che si esprime attraverso provvedimenti amministrativi.
La prossemica nella “visita” di Casini e Veltroni costituisce anche una conferma da manuale del primo assioma della comunicazione così come formulato dalla scuola di Palo Alto: “non si può non comunicare”. Quello che non è stato detto verbalmente, e cioè che a Casini e a Veltroni i rom fanno schifo, è stato detto attraverso la comunicazione non verbale, la “debita distanza” dai sub-umani.
A Bologna, per i “cittadini onesti” che si schifano delle moschee, Cofferati ha allestito un bel processo decisionale condiviso. Per i rom no, loro non sono come gli altri. Per loro ci sono le ordinanze, la ruspa e la deportazione.
Alessia Bellucci
Fabriano (AN)
“Le emozioni non hanno simpatia per l’ordine fisso.”
Yukio Mishima
dalla mailing list di Arcigay Agorà Pesaro
Gentile Ministro Padoa Schioppa
Sono un ragazzo di 30 anni, lavoro come operaio, vivo in periferia di una grande città e, ahimè, vivo ancora a casa dei miei. L´altro giorno ho sentito le sue parole in tv, e mi sono immediatamente identificato in coloro che lei definisce “bamboccioni”
Mi son detto: “Grande Ministro, Lei ha ragione”.
Mi sono così rivolto alla mia Banca per ottenere un mutuo. “Grande Ministro, avrò finalmente una casa tutta mia”, ho pensato! Guadagno 1.000Euro al mese + 13esima e 14esima, le quali spalmate in 12 mesi mi garantiscono un reddito mensile di 1.166 Euro.
Visto che la rata mutuo non può superare 1/3 dello stipendio, mi posso permettere una rata di 388 Euro al mese. Con questa rata mi viene concesso un mutuo di 65.770 Euro in 30 anni (se aspettavo un altro po´, vista l´età, non me lo concedevano un mutuo trentennale.
- Euro 3.000 circa di Tasse in fase d´acquisto (“solo” 3.000 euro visto che è la mia Prima Casa! Grande Ministro, grazie)
- Euro 2.500 circa di Notaio per l’acquisto
- Euro 2.000 circa di Notaio per il mutuo
- Euro 2.500 circa di Allacciamenti alle utenze acqua, gas, enel.
Per un totale di Euro 10.000 circa. Beh… ho ancora a disposizione ben 55.770 Euro per la mia casetta! La dovrò arredare, ovvio, mica posso dormire per terra…
Mi sono rivolto così ad un mobilificio, per ora posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 2 sedie, un divano a due posti , un mobile tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini… il minimo, ma mi conosco, mi saprò adattare. Euro 7.000 circa, se i mobili me li monto io! Beh… pensavo peggio!
Ho ancora a disposizione ben 48.770 Euro per la mia casettina, sono sempre 90 e rotti milioni di una volta! Grande Ministro, grazie!
Entro gasatissimo in un´agenzia immobiliare, è arrivato il momento… Con 48.770 euro mi dicono che posso acquistare:
- un garage di 38 mq. al 2° livello di un condominio di 16 piani;
- due cantine (non comunicanti tra loro) di mq. 18 ciascuna nel condominio adiacente.
Per l´abitazione più piccola ed economica, un bilocale trentennale di 45 mq. al piano seminterrato di uno stabile a 20 km dalla città dovrei spendere 121.000 Euro!
Me ne torno a casa Ministro, a casa dei miei, ovviamente! Ho fatto quattro conti: per potermi permettere quel bilocale, dovrei:
- o indebitarmi per altri 63 anni, quindi l´ultima rata la verserò finalmente a 93 anni!
- oppure dovrei guadagnare 3.000 euro al mese!
Grande Ministro, grazie!
Arenaria
Le non-risposte dal nascente Partito Democratico sulla questione Gay
da GayToday.it del 12/10/2007
A poche ore dal voto per le primarie del Partito Democratico si conclude la nostra iniziativa “Chiediamoglielo!” che ha raccolto, dal nostro aggregatore GayToday, domande da porgere ai candidati alla segreteria nazionale del Partito Democratico relative alle questioni dei diritti civili per gay, lesbiche, bisessuali e transgender in Italia.
I quesiti, chiari e diretti, hanno ricevuto risposte non solo lontane dalle istanze e dalle richieste della comunità GLBT, ma articolate con preoccupante vaghezza e approssimazione. Nonostante i molti solleciti della redazione, Rosy Bindi non ha fatto pervenire risposte, risultando così l’unica candidata che in questa campagna elettorale non ha avuto alcun confronto con la comunità GLBT.
Walter Veltroni, ha ritenuto esaustive le risposte indirizzate al coordinamento GayLeft dalle pagine de L’Unità – seguite alle imbarazzanti affermazioni del suo comitato elettorale che parlavano di “rispetto e feste per i gay”. Le domande poste erano molto più circostanziate e dirette, nate dalla Rete e non da un interlocutore “interno” come i rappresentanti di GayLeft; a tal proposito quella del sindaco di Roma è chiaramente una non-risposta.
Enrico Letta, vago sull’omofobia, si dice contrario a matrimonio omosessuale e adozioni, così come
PierGiorgio Gawronski si richiama a una non meglio definita “prudenza” e a un’ambigua “precauzione” in tema di omogenitorialità e fecondazione assistita..
Mario Adinolfi, il primo a rispondere, per il matrimonio fa appello a un improbabile referendum interno, dimenticandosi, ancora una volta, di esprimere la sua posizione.
Riassumendo:
- posizioni vaghe per quanto riguarda la lotta all’omofobia;
- i Dico presentati come massimo riconoscimento cui una coppia omosessuale può aspirare;
- omogenitorialità negata in ogni sua forma e nessun cenno di aver compreso che questa è già una realtà;
- legge sulla fecondazione assistita da non ritoccare o quasi;
- vaghe speranze per i transessuali sul cambiamento dei dati anagrafici, anche senza ricorso all’operazione di cambio sesso.
L’atteggiamento complessivo di indifferenza, a volte ostilità e, come si evince dalle risposte, scarso approfondimento dei problemi, ci delude e ci amareggia profondamente, lasciando poche speranze sulle reali possibilità del nuovo partito di rispondere alle esigenze di una comunità che probabilmente cercherà altri referenti politici.
Su diritti civili, laicità, libertà, autodeterminazione e protezione per le persone GLBT e per le donne, il Partito Democratico sembra esprimere posizioni di gran lunga più conservatrici di tutti i principali partiti socialdemocratici e liberali europei, almeno stando alle affermazioni dei candidati in lizza per la segreteria. Una collocazione che fa presagire le difficoltà e criticità di gestione futura del partito e le difficoltà di fornire un progetto in grado di rispondere alle sfide del prossimo futuro e a riavvicinare la politica al sentire di cittadini e cittadine.
La Redazione di GayToday
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