“Io, pugnalato perché gay ora la mia vita è rovinata”

Non riesco a lavorare e a fare sport, ho paura quando esco di casa e non vedo più il mio compagno
«Quell’aggressione mi ha rovinato la vita. Dalla sera del 22 agosto non sono più lo stesso, sia fisicamente che psicologicamente. Non posso lavorare ne´ fare sport, non esco, sono traumatizzato e spaventato. Lo shock mi ha anche allontanato dal mio compagno, Giuseppe che è tornato in Spagna».Dino, 30 anni, è un giovane magro, educato, con una luce di disperazione negli occhi. Alza la maglietta per mostrare i segni indelebili che gli ha lasciato l´aggressione del 22 agosto scorso, all´Eur, quando Alessandro Sardelli, alias “Svastichella” si scagliò contro di lui e contro il suo ragazzo con una bottiglia e un coltello. Sul torace di Dino scorre una lunga cicatrice orizzontale, dove i medici lo hanno operato per ridurre l´emorragia interna che rischiava di ucciderlo. Sul fianco un segno scuro e irregolare dove la lama è penetrata in profondità, squarciando un polmone e i due, piccoli, fori del drenaggio. Accanto al trentenne, ancora visibilmente sofferente, c´è il presidente dell’Arcigay, Fabrizio Marrazzo e l´avvocato Daniele Stoppello che lo assisterà come parte civile al processo e che ha intenzione di chiedere un risarcimento di 300 mila euro. «Ma il risarcimento rischia di restare virtuale – spiega Marrazzo – per questo chiediamo l´istituzione di un fondo per le vittime dei gesti di omofobia e un´aggravante simile a quella prevista dalla legge Mancino, che riguarda solo i reati commessi per motivi di razzismo». In attesa della manifestazione del 10 ottobre contro l’intolleranza (intitolata “Uguali”) Dino ha deciso, per la prima volta, di apparire a viso aperto e raccontare la sua odissea personale. Originario delle Marche, era venuto a Roma anche per vivere più liberamente la sua sessualità. Dopo aver lavorato a lungo in un negozio di parrucchiere aveva trovato un altro posto come commesso ma avrebbe dovuto iniziare a settembre e l´assunzione è saltata. Ma, comunque, non ne avrebbe la forza.Cosa ricorda di quella sera?«Ero seduto su una panchina assieme a Giuseppe davanti a un chiosco di panini. Ci tenevamo per mano e, ogni tanto, ci scambiavamo un bacio. A un certo punto quella persona si è fermata davanti a noi e ci ha urlato: “Non vi vergognate?”. Ho risposto: “No, non stiamo facendo niente di male”. Lui se n´è andato e sembrava finita lì. Invece, pochi istanti più tardi, mi è arrivata una botta in testa e, subito dopo, sono stato accoltellato. Anche Giuseppe è stato assalito ma io a quel punto ero privo di sensi. Non so se quell´uomo avesse un complice, io non l´ho visto».E ora come si sente?«Malissimo. Esco di casa solo per le cose essenziali. Non riesco neanche a distrarmi. Sono sempre spaventato. Qualche giorno fa un signore mi ha seguito, voleva solo chiedermi un´informazione ma io ho rivissuto il terrore di quella sera. Non riuscirei neanche ad avere rapporti sessuali, sono troppo scosso».Direbbe qualcosa a “Svastichella”?«Niente. So che ha parlato lui stesso di una perizia psichiatrica secondo cui sarebbe seminfermo. Se è così deve stare in un istituto. Altrimenti deve andare in carcere e scontare la pena. Io non ho nulla da dirgli».

 
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