Famiglia, don Dino “assolve” il registro

dal Corriere Adriatico: articolo del giorno 30/11/2007 Cronaca di Ancona

Il parroco del Poggio recordman di matrimoni non vede pericoli
Ricorso: per Nobili il Tar si è già espresso “Non dà diritti né doveri alle coppie”

ANCONA – Non spunta la coda del Diavolo a Palazzo del popolo. Nessuna demonizzazione sul registro delle unioni civili, per favore. Una chiave di lettura interessante, che arriva da un uomo di Chiesa, un sacerdote in trincea che conosce bene la materia. Recordman di matrimoni (anche cinquanta all’anno) e di battesimi (l’asticella si alza a ottanta), lo storico parroco del Poggio don Dino Albanesi non punta il dito contro la scelta dell’amministrazione, semplicemente per il fatto che “non sminuisce il valore del matrimonio”. Nessun Vade retro, non scorge pericoli per le famiglie. “Mi sembra di aver capito che non dà diritti né doveri particolari”, spiega il suo pensiero don Dino. “L’iscrizione non comporta nessuna ufficialità, chi si iscrive non prende impegni di fronte allo Stato”. Dalla sfera religiosa a quella giuridica, il dibattito è trasversale.

Il giorno dopo l’annuncio di un possibile ricorso alla Corte costituzionale contro la delibera, per l’avvocato Andrea Nobili, consigliere comunale Pd ex Ds che ha promosso la mozione approvata a gennaio, “a sgomberare il terreno sulla legittimità dei registri delle unioni civili è stata una sentenza del Tar Toscana del giugno 2001”. Il Comune di Firenze presentò all’epoca un ricorso contro il provvedimento del Coreco del ’98 che annullava l’istituzione del registro, strutturato in maniera analoga a quello di Ancona.

“Il Tar Toscana ha dato il via libera aprendo la strada agli altri Comuni”, sottolinea Nobili. I giudici amministrativi, spiega, hanno ritenuto il provvedimento legittimo “perché la motivazione che sorregge la delibera comunale impugnata è chiara nel voler escludere qualsiasi interferenza con le materie dell’anagrafe e dello stato civile”. E il registro “risponde a una esigenza sempre più avvertita nella società ed è diretta ad assicurare parità di trattamento ai soli fini rientranti nelle competenze proprie del Comune”. Intanto l’opposizione lancia altre critiche. Il consigliere dell’Udc Francesco Bastianelli: “Fa senso leggere affermazioni di “Cattolici” che considerano il registro un atto di civiltà, che non è il vincolo del matrimonio a fare la famiglia”. E lancia un appello “ai partiti che rappresentano l’elettorato moderato e di ispirazione cattolica perché esaminino l’opportunità di aggregare le loro forze su un programma basato su principi, valori e metodi condivisi”.
EMANUELE COPPARI

 

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