Corriere Adriatico: Articolo del giorno 18/01/2007 Cronaca di San Benedetto
“Vale la pena ricordare che la differenza fra donne e uomini è fondata su basi naturali”
Pompei e Grazioli contro la proposta di istituire un registro per le coppie di fatto
“Così si destabilizza la famiglia”
SAN BENEDETTO – Tiene banco la proposta dei due consigflieri di maggioranza di istituire a San Benedetto un registro comuale per le coppe di fatto. Dopo le reazioni a caldo sollevate da alcuni ambienti della stessa maggioranza e la vfredezza mostrata al tema dai partiti centristi ora intervengono Giulio Grazioli e Pietro Pompei, entrambi vicini alla Curia..
“Abbiamo letto dell’iniziativa di alcuni Consiglieri di una mozione da portare al prossimo Consiglio Comunale per il riconoscimento delle coppie di fatto, quindi anche delle coppie gay. L’ iniziativa, infatti, dovrebbe portare pure al riconoscimento delle unioni dello stesso sesso, altrimenti, a detta dei promotori, senza questo atto ci sarebbero discriminazioni e diritti violati. La mozione – aggiungono – istituirebbe un certificato anagrafico di convivenza e, come atto politico d’indirizzo, impegnerebbe il Consiglio Comunale a sollecitare il Parlamento ad approvare i Pacs. Si parla comunque sempre di diritti individuali violati e di discriminazioni senza entrare mai nel merito di quali siano tali violazioni. A questo proposito riteniamo, per le nostre conoscenze, che la legislazione vigente garantisca già di per sé il rispetto dei diritti individuali; se poi fosse necessario fare qualche aggiustamento in proposito, non crediamo sia questo il problema. Se, invece, si chiede la legittimazione delle coppie di fatto attraverso un provvedimento legislativo che non costituisce semplicemente – come sostengono i due consiglieri comunali – un allargamento dei diritti individuali, ma rappresenta una vera e propria decostruzione delle basi antropologiche della nostra società, allora è ben altra cosa. Con un tale riconoscimento, in realtà, si nega che la differenza sessuale sia la differenza primaria, sulla cui base è costituita non solo la nostra cultura, ma anche tutte le altre. Nel caso, poi, di riconoscimento dell’unione tra persone dello stesso sesso vorremmo ricordare che la differenza fra donne e uomini è fondata su basi naturali scientificamente provate. Non riconoscere una realtà costituisce, quindi, una pericolosa manipolazione della verità. Ed è proprio a partire da questi presupposti scientifici che non vi sono gli estremi per un riconoscimento legale dell’unione tra persone dello stesso sesso e per un’equiparazione della stessa al matrimonio. La difesa di detto imprescindibile fondamento antropologico non significa in alcun modo sostenere opinioni omofobe o negare il riconoscimento dei diritti che ciascuno ha in quanto persona e in quanto cittadino. Se ci sono delle questioni da discutere, discutiamone pure. Ma attenzione – concludono – a continuare a destabilizzare la famiglia che è nucleo e lievito fondante della nostra società. E allora perchè non pensare, piuttosto, ad interventi che sostengano in modo forte questo tipo di famiglia?”.
LUCIANO SGAMBETTERRA
