L’Italia, paese variopinto sotto ogni punto di vista, vive la questione gay diversamente a seconda delle aree geografiche. Ecco le Marche. da GAY.tv
Un ragazzino prossimo alla maggiore età, felicemente fidanzato col suo compagno di 21 anni, riceve in regalo dalla mamma la tessera dell’Arcigay. La mamma, passato da etero con marito e figli, ora convive felicemente con la sua compagna dopo essersi conosciute sul luogo di lavoro. E visto che né il figlio, né il suo ragazzo hanno mezzi finanziari sufficienti da far loro “spiccare il volo” autonomamente, tutti e quattro convivono sotto lo stesso tetto. Vi sto raccontando l’incipit di un episodio di “Queer as folk“? Affatto: è una delle tante storie che accadono in una delle regioni meno conosciute d’Italia: le Marche.
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Ma sempre in questa regione una coppia lesbica decide di aprire una libreria che sempre più sta diventando centro propulsore di proposte culturali legate a qualunque voce “altra”: dalla piccola editoria (specializzazione dell’attività) alla sordità, dall’omosessualità al taciutissimo mercato della produzione delle armi, fino al racconto delle vicissitudini della ex-Standa anconetana viste dal di dentro (curioso ma interessantissimo collage emotivo e sociologico sulla presenza di un negozio che ha rappresentato un autentico punto di riferimento per la collettività locale). Ancora, nelle Marche una delle due maggiori emittenti private a copertura regionale si concede il “lusso” di parlare a più riprese di omosessualità, PaCS, matrimoni gay, Agedo. Per coronare il tutto, ospita Franco Grillini e Alessandro Cecchi Paone per un’ora e mezzo nel suo principale talk-show di prima serata in vista del Gay Pride nazionale…
I due circoli locali Arcigay vantano ognuno due piccoli primati: uno per il numero di tesserati “politici” e l’altro per numero di tesserati “commerciali“. Uno di essi ha prodotto una donna alla direzione nazionale dell’associazione. La stessa ragazza, poi, è responsabile di un agguerritissimo -ancorché appena nato- ufficio CGIL per i nuovi diritti.
Ma può anche capitare che una coppia etero di avvocati partecipi entusiasticamente ai lavori del Congresso Nazionale dell’Arcigay cominciando a costruire una rete di giuristi preparati in casi di discriminazione sul lavoro, sulla tutela delle coppie di fatto e sul diritto comunitario… Così come capita che una coppia di genitori costringa la propria figlia lesbica a “curarsi” in Svizzera a suon di elettrochoc e terapie “riparative” (è successo qualche anno fa). Tutto questo in una regione di poco più di 1.600.000 abitanti, dislocati in un numero impressionante di piccoli comuni la cui città capoluogo non arriva neanche a mezzo milione di anime.
Una terra a lungo isolata dai grandi traffici che ora sente il fiato sul collo della modernità. Un curiosissimo mélange di contraddizioni: dal tradizionalismo cattolico più oscuro alle frange più libertarie e anarchiche passando per solide tradizioni comuniste e di cattolicesimo sociale. Chi conosce le Marche sa che geograficamente non manca nulla: ci sono mare (con le più disparate tipologie di spiagge), colline e monti. Fiumi, torrenti e laghi. Paesi che custodiscono gelosamente autentici gioielli d’arte, piccole città immerse in una campagna presidiatissima. Ci sono rovine romane e capolavori medievali perfettamente conservati architettonicamente. C’è turismo, industria e servizi, anche di primissimo ordine. Si pratica tanto sport ma anche tanto associazionismo e volontariato.
E ci sono tanti gay. I più sono nascosti, amano definirsi bisessuali, spesso sposati con figli, spesso ammassati nei pochi luoghi di battuage e di incontro alla ricerca di un po’ di piacere notturno senza troppe conseguenze. Spesso affollano le chiese di domenica per poi voltar loro le spalle nella propria intimità. Raramente li vedrete sfilare o prendere posizione: schiacciati da un ambiente così piccolo e lussureggiante, la pratica della doppia vita e della doppia morale diventa un “must” per tutti, etero o gay che si sia. La culla dello Stato della Chiesa (le Marche hanno dato molti Papi in passato), dove ancor oggi la parola del parroco o del vescovo vale molto più di quella di chiunque altro, ricopre di rispetto formale l’istituzione ecclesiastica per poi smentirla nei comportamenti privati. Ma tutto rigorosamente dietro le imposte di casa propria, dove accade veramente di tutto. Dove tutti sanno ma fanno finta di non vedere perché sono pochi quelli che non hanno uno scheletro da celare nell’armadio.
Così succede che, attratti dall’illusione dell’anonimato e per snobbare i pochissimi locali del posto, molti gay marchigiani si rifugiano a Pescara o a Rimini a cercare il loro divertimento; l’idea è quella di difendere una privacy ambigua che si infrange puntualmente quando si finisce per conoscersi tutti! Ma, si sa, in territorio “straniero” è più facile socializzare e provare della solidarietà verso i propri conterranei che non sotto casa: provate a conoscere un ragazzo gay o una ragazza lesbica della vostra stessa cittadina via chat se vi riesce!!…. E provate a sottrarvi alla pratica del pettegolezzo, sempre se vi riesce!!
Per fortuna questo velo di ipocrisia si sta lentamente squarciando e sempre più persone sono disposte a “rischiare” i benefìci di una scelta più limpida e coerente con se stessi, soprattutto tra le nuove generazioni. Certo, con questa congiuntura economica e culturale, rompere il soffocante ma comodo familismo (che qui ha solide origini contadine) non è impresa facile; tuttavia qualcuno ci prova ugualmente, e spesso con successo.
In fondo, a ben guardare e in piccolo, le Marche rappresentano quello che un azzeccatissimo slogan turistico-pubblicitario recita: “L’Italia in una regione”.
Luca Perilli

